lunedì 25 febbraio 2008

Teaching English for Law

  • Dal 18 al 22 agosto 2008
  • presso l'università di Edimburgo si terrà ancora una volta il corso di Teaching English for Law, tenuto da Gillian Brown, autore del testo Professional English in use - LAW.

  • Durata: 1 week (20 hours)
  • Costo: £312
  • Livello richiesto per accedere: C2 CEF

  • The course aims to provide an introduction to the teaching of English for Law. It is not an introduction to English law! The relationship between law and language is peculiarly complex: The course will focus on how to design a course; on approaches to teaching which draw on the subject knowledge of informants (e.g. the participants themselves or legal experts); and how to find and use other resources. Course objectives: Participants will:- develop their understanding of the teaching of Legal English vocabulary and appropriate language skills for students of law and law professionals- identify and evaluate resources to support their teaching contexts. Course content: The course will include: identifying and teaching appropriate language skills; relevant context analysis; teaching legal vocabulary; the role and knowledge of the legal English teacher; using authentic sources; web-based resources and published materials; assessment (eg ILEC).
  • Approach: The course is practically oriented using workshops and a combination of group and individual tasks to explore learning contexts, to look at samples of legal English discourse, and to examine teaching methodologies and resources appropriate to the teaching of English for Law. There will be opportunities for teachers to discuss their particular area of interest. The course aims to provide participants with ideas for continuing their professional development in the area of teaching English for Law beyond the course.

Conferenza docenti inglese legale

  • Si terrà a Ulm in Germania dal 1 al 3 maggio 2008 il secondo appuntamento per docenti di inglese legale organizzato da EULETA , European Legal English Teachers' Association.

  • Il programma previsto appare interessante e promettente. Diversi saranno gli interventi nell'area della certificazione ILEC, anche con attività pratiche, nonchè approcci didattici suggeriti per il testo Internation Legal English, tra l'altro adottato da quest'anno presso la facoltà di Giurisprudenza di Taranto.

  • Un'occasione questa per confrontarsi e crescere, in un'area ancora molto bisognosa di formazione. Non è solo il mero appuntamento della conferenza ma tutto il terreno umano che gira intorno. La news group dell'associazione risulta uno strumento molto utile per cominciare a conoscersi.

  • L'ultima volta che mi sono ritrovata in un gruppo internazionale di docenti di inglese legale è stato all'università di Edimburgo nel 2004 in un corso di "Teaching English for Law". L'esperienza è stata molto positiva, ancora una volta soprattutto per le persone incontrate.
  • domenica 10 febbraio 2008

    How good is your legal English?

    Si svolgeranno a breve due incontri di presentazione dell'esame ILEC (International Legal English Certificate).

    • Richard Udall, direttore della British School di Bari, referente per gli esami di lingua inglese per conto della University of Cambridge per Basilicata, Molise e Puglia, è stato invitato presso l'Università di Foggia a presentare le caratteristiche e le modalità di svolgimento dell’ILEC il 3 marzo 2008. (clicca qui per maggiori informazioni)

    Andrea Falcone

    sabato 22 dicembre 2007

    Dibattito su inglese e università

    Il Corriere della Sera di venerdì 21 dicembre (articolo a firma di Cristina Taglietti, pag. 55) torna sul tema, già trattato dallo stesso quotidiano, dei corsi universitari italiani impartiti in lingua inglese - per ora solo nelle materie tecnico-scientifiche - e lo fa per registrare l'autorevole reazione di una delle istituzioni storicamente a presidio della lingua italiana: l'Accademia della Crusca.
    La notizia è che il presidente dell'Accademia, il linguista Francesco Sabatini, ha inviato ai ministri dell'Istruzione e dell'Università e Ricerca Scientifica una lettera aperta, che verrà diffusa anche a mezzo del semestrale Crusca per voi.
    Sintetizzo le principali obiezioni del prof. Sabatini - per come riportate sul quotidiano - alla segnalata tendenza:
    1. La lingua italiana è poco nota agli studenti universitari italiani, specie per quanto riguarda la produzione scritta, gli stessi docenti di italiano non mostrano un'adeguata formazione;
    2. Il ricorso a docenti madrelingua potrebbe creare risultati discutibili nella selezione dei docenti, agevolando le carriere di quanti sappiano fare lezioni in lingua inglese con il rischio di trascurare le specifiche competenze disciplinari, che invece dovrebbero essere il reale banco di prova per salire in cattedra;
    3. Il rischio-emarginazione per fasce di potenziali studenti scoraggiati dall'impiego dell'inglese nella didattica;
    4. La maggior parte dei laureati finisce col lavorare in Italia e dovrà interagire con lavoratori di lingua italiana anche su tematiche tecniche;
    5. Introduzione di un nuovo bilinguismo, simile a quello medievale (compresenza di latino e volgare), dopo un faticoso cammino storico volto alla diffusione della lingua italiana: le fasce popolari sarebbero le più esposte alle conseguenze negative di un simile ritorno al passato.

    L'articolo si conclude registrando un parere di segno opposto di un altro autorevole accademico, nonchè accademico della Crusca, a suo agio nella trattazione di simili temi, il prof. Tullio De Mauro. Riporto una sintesi delle sue affermazioni:

    1. Il Content Language Integrated Learning è un eccellente e ampiamente sperimentato strumento per accostarsi ad una nuova lingua;
    2. Determinanti sono le modalità attuative con cui simili scelte trovano realizzazione, non possono tollerarsi iniziative al solo scopo pubblicitario;
    3. Non si può ignorare l'importanza dell'inglese: ha finito addirittura con l'influenzare la destinazione dei fondi europei, la scarsa preparazione dei deputati italiani nella conoscenza delle lingue straniere avrebbe loro impedito di partecipare efficacemente ai lavori a Strasburgo, ciò a differenza dei colleghi spagnoli, che perciò hanno portato a casa più risorse per il proprio Paese.

    Si tratta di un dibattito di sicuro interesse, di cui si attendono le prossime puntate.

    Andrea Falcone

    lunedì 26 novembre 2007

    Il difficile cammino dell'internazionalizzazione

    Il Corriere della Sera di ieri ha dedicato ben due pagine al mondo universitario italiano ed ai cambiamenti in atto (pag. 23, articolo a firma di Gianna Fregonara e pag. 24, articolo a firma di Gabriella Jacomella). Entrambi i temi trattati avevano già trovato attenzione all’interno del presente blog: l’internazionalizzazione dell’università attraverso la metodologia CLIL (si vedano in particolare: Corsi di Giurisprudenza in lingua inglese e Anche in Italia l'MBA parla inglese) e il fenomeno della crescente mobilità studentesca, specie nell’area post lauream, nel convincimento diffuso nella popolazione studentesca che questo possa contribuire a migliorare le proprie prospettive occupazionali.
    Il fenomeno – come registrato dal primo quotidiano italiano – interessa primariamente le facoltà tecnico-scientifiche. Il Rettore del Politecnico di Torino ha pensato ad uno sconto di millecinquecento euro sulle tasse scolastiche quale misura incentivante per coloro i quali intendano iscriversi ai corsi di laurea interamente in lingua inglese. “Rendere internazionale un ateneo non significa subire l’inglese per tutti. L’Università è anche servizio agli studenti oltre che il tempio della nostra cultura” (pag.23), afferma Bruno Mellano, della Rosa nel Pugno, in una dichiarazione riportata dal Corriere. Il Rettore Profumo, sempre nel medesimo articolo, replica “È antistorico sostenere che nelle discipline scientifiche non serve l’inglese”.
    Queste due divergenti posizioni sono rivelatrici delle opzioni di valore sottostanti rispetto a scelte così delicate. Una ricerca CRUI effettuata nel 2005-2006 – citata da Gianna Fregonara - intanto rivela che nel periodo di riferimento 7 atenei italiani offrivano lauree triennali in inglese ed 11 erano le lauree specialistiche.
    Per quanto concerne più da vicino gli studi giuridici – pur non citati dal Corriere – occorre rammentare come la storica facoltà giuridica fiorentina ha istituito ben tre insegnamenti (occorre sottolineare come si tratti di insegnamenti e non di corsi di laurea) interamente in inglese: International Law; Comparative Labour Law; Introduction to the Italian legal culture. Accanto ad essi la medesima facoltà ha previsto insegnamenti parzialmente impartiti in lingua inglese: Comparative Criminal Law e International Business Law.
    Sempre la facoltà di giurisprudenza dell’Università di Firenze ha istituito – in forza di un accordo del 2000 con l’Université di Paris I Panthéon Sorbonne – un corso di laurea magistrale in Giurisprudenza italo-francese. Si tratta di uno dei non numerosi esempi di double degree nel settore degli studi giuridici.
    Applicando riflessioni svolte per ambiti disciplinari distanti si potrebbe dire che sarebbe antistorico pensare di studiare il diritto internazionale con l’ausilio di fonti nella sola lingua italiana: lo studente scrupoloso deve ricorrere alle fonti normative nella versione originale, presto accorgendosi di come la più parte delle convenzioni non contempli la lingua italiana tra le lingue ufficiali. Analoghe riflessioni potrebbero farsi per la comparazione giuridica e numerosi altri ambiti. Sostenere ciò non implica sostegno incondizionato ad iniziative radicali come quella del Politecnico di Torino, impercorribili nel settore degli studi giuridici per ragioni che sono quanto mai evidenti, ma significa soltanto segnalare che occorrono inziative concrete se si desidera che le nostre università attraggano talenti stranieri e che il livello formativo di tutti gli studenti - specie il livello in uscita - venga innalzato.
    Tutto ciò genera qualche timore: che tutta questa enfasi sull'inglese finisca col generare dei nuovi analfabeti di ritorno, quegli stessi che usano l'inglese quasi fosse una variante contemporanea del latinorum dell'Azzeccagarbugli manzoniano: uno strumento per "intorbidare il chiaro".
    In conclusione: la speranza di chi scrive è che si apra un dibattito serio, che coniughi l'ineliminabile esigenza di rispettare la nostra lingua madre, troppo spesso vittima di aggressioni, con la necessità di attrarre studenti dal resto d'Europa e del mondo, nonchè di garantire anche agli italiani che decidono di studiare in Italia una formazione di respiro internazionale.
    Andrea Falcone

    martedì 20 novembre 2007

    Anche in Italia l'MBA parla inglese

    Un articolo apparso ieri, su "Il Sole 24 ore", pagina 21, a firma di Luigi Dell'Olio, rende nota un'importante novità riguardante l'MBA (Master in Business Administration) dell'Università Bocconi di Milano: d'ora in poi i suoi corsi si svolgeranno esclusivamente in lingua inglese.
    Va ricordato come la SDA - Scuola di Direzione Aziendale - ha conquistato nel 2007 il 42° posto nel global MBA ranking, classifica dei primi cento MBA su scala globale visibile sul sito web del Financial Times. Si tratta di un primato tra le italiane in una classifica il cui podio è dominato - nell'ordine - dalle Business Schools delle americane Wharton, Columbia ed Harvard.
    Lo scopo di una simile scelta strategica è evidentemente quello di potenziare l'attrattività del master anche verso gli studenti stranieri, ma anche di consentire una formazione di maggiore respiro internazionale per gli studenti italiani, richiedendo di conseguenza requisiti di accesso che contemplano - tra gli altri - la necessità di un elevato punteggio riportato nelle certificazioni TOEFL (Test of English as a Foreign Language) e GMAT (Graduate Management Admission Test).
    Si tratta di un segnale rivelatore di una tendenza che, vista anche l'autorevolezza del soggetto che ha compiuto una simile scelta, potrà svolgere il ruolo di apripista nel contesto delle università italiane, dove pure qualche passo simile si era già registrato.
    Andrea Falcone

    lunedì 12 novembre 2007

    Materiali per l'apprendimento on-line

    Il CELS, il Centro Studi Europei dell'Università di Cambridge ha organizzato l'annuale lezione pubblica in onore di Lord Mackenzie-Stuart (1924-2000), il primo Giudice Britannico alla Corte di Giustizia Europea, della quale in seguito divenne anche Presidente.
    La lezione sull'impegnativo tema Human Rights in the 21 Century - quest'anno tenuta da Jack Straw - Lord Chancellor e Secretary of State for Justice - è visibile sul sito della Law faculty, nonchè su quello del CELS, costituendo materiale utile al perfezionamento delle capacità di ascolto e allo sviluppo del lessico tecnico.
    Andrea Falcone